La caratteristica che distingue gli appassionati della Kustom Kulture, il marchio che li identifica definitivamente, è sicuramente l’assoluta specificità di ogni individuo che ne persegue lo stile. Così non c’è biker che non faccia della sua moto la firma inconfondibile della propria personalità, e non esiste sulla faccia della terra un’Harley assolutamente identica all’altra. Quando poi ci si addentra nell’ambito degli artisti di questo pianeta variegato, dove ogni linea è una sfida alla razionalità, ogni colore la testimonianza di un sogno di libertà mai represso, la specificità di ogni personaggio, e l’unicità del proprio percorso, sfiora l’assoluto.
Sandro Motta ad esempio, classe 1972, nato e cresciuto a Erbé, un paesino della bassa veronese, dove gli orizzonti si specchiano nelle risaie che confondono il limite tra terra, ha iniziato il suo percorso di artista kustom in modo decisamente originale.
La sua storia inizia quasi per caso intorno ai suoi 17 anni sfogliando un libro che parlava degli indiani del Nord America. In quel libro c’era la foto di un totem che, chissà per quale misterioso effetto, scatenò in Sandro la voglia di prendere un pezzo di legno e provare a riprodurlo.
Da quel momento non si è più fermato, trovando semmai, nell’incontro altrettanto casuale con una vecchia insegna H-D trovata in un mercatino, la spinta definitiva a percorrere tutte le forme artistiche di questo mondo.
Sandro prende a mostrare qua e là i suoi lavori, e diventa per tutti “Mosa”. Dopo aver praticato per anni le incisioni su legno, prende in mano i pennelli e comincia a decorare tutto ciò che gli capita a tiro, dai serbatoi, ai caschi, dalle insegne alle biciclette.
Nel frattempo, il ragazzo si fa uomo, continua a vivere nel suo paesino, personalissima finestra sul mondo, dove, insieme alla moglie e i tre figli, porta avanti la trattoria di famiglia (di quelle dai sapori buoni e antichi, che val la pena visitare, e i biker sono ben accetti…), che si chiama San Giuseppe, totalmente arredata dei suoi lavori. E tra una portata e l’altra, dispensa pinstriping, e incisioni.
Inutile forse specificare che nell’arco di questa storia, Mosa ha cavalcato nell’ordine una FXR, un Road King,un’Electra Standard, un XR1200 e adesso una meravigliosa Street Bob ancora vergine perché, come recita il detto “lo scarpolino cammina con le scarpe rotte”. Se volete sapere di più di Mosa, potete anche visitare il sito www.pinheadlounge.com/mosa. Se invece volete sapere di più sulle pietanze della Trattoria San Giuseppe, andate a Erbè, provincia di Verona, e verificate di persona!
Venerdì 11 Giugno 2010 09:29
Mosa - L'indiano della bassa veronese
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