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Editoriali

Edito # 6

Quando Michelangelo Romano mi ha proposto di partecipare all’organizzazione di un tour motociclistico guidato nella mia amata Sicilia, non ci ho pensato due volte. Conosco Michelangelo, la sua serietà, il senso di responsabilità con cui gestisce l’Autodromo Valle dei Templi, la sua spiccata onestà. Tutte qualità che lo portano sempre a organizzare gli eventi, ovvio, con un occhio ai conti, ma soprattutto al fatto di proporre prodotti adeguati ai costi, e un livello di qualità capace di incontrare i gusti degli appassionati del custom, di cui egli stesso fa parte. Quindi, analizzando il programma in ogni suo risvolto, comparandolo con le tante proposte turistiche sui generis, ho avuto l’ennesima conferma della serietà del personaggio. Un viaggio organizzato in modo tale da esaltare tutti gli aspetti che fanno della nostra passione qualcosa di assolutamente originale, rispetto altre “tribù” di biker: percorsi suggestivi, ottima cucina, stimolo a una socialità positiva, la giusta assistenza, presente, rassicurante, ma non ossessiva. Perché è bello viaggiare in sicurezza, ma è anche bello poter contare su margini di autonomia. Un invito alla scoperta dei luoghi (e che luoghi!), che cerca di smarcarsi dal cliché tipico del turista, per ispirarsi a quello del viaggiatore di perduta memoria. Quindi strade, e spostamenti quotidiani, ma anche accoglienza organizzata in Hotel con posteggi sicuri per le nostre moto, accompagnatori capaci di rivelarci la storia dei luoghi che visiteremo (perché anche la cultura, fa parte del viaggiare), manifestazioni di respiro internazionale, come il Cous-Cous Festival di San Vito Lo Capo, con relativi concerti. Nessun lusso, intendiamoci, ma il massimo del confort, e dell’attenzione garantita da un’organizzazione locale, che ben conosce i luoghi nella quale ci muoveremo. Cos’altro aggiungere? Leggete bene il programma, valutate i costi, che in buona sostanza prevedono tutto, escluso un pasto al giorno, che lascerà libertà a ognuno di gustare l’inimitabile fast food siciliano (inventato in Sicilia e non in America), o la dolcezza delle spiagge settembrine dell’isola, prendete quindi nota dei luoghi che andremo a visitare e… contattateci, resta poco tempo per le iscrizioni che peraltro, sempre per il senso di responsabilità che anima Michelangelo, sarà a numero chiuso, 20 persone al massimo. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci ai numeri riportati sulla scheda di partecipazione. Io ci sarò, anche a nome di KustomGarage.it.

 

Edito # 5

Ettore_Edito_Giugno_2010Ci sono poche cose che sanno accendere, sempre e comunque,  in me quella pulsione di pura follia verso la vita. La bellezza, certo! Di una donna, di un tramonto, o di un volto fanciullo. Poi c’è la musica dei Beatles! Proprio così! E non si tratta semplicemente di “nostalgia”. Da sempre, per inclinazione, e naturale curiosità, ascolto e mi entusiasmo a musica di generi diametralmente opposti tra di loro: ma quando ascolto i Fabulous …”, cazzo ne so, mi sembra di avere 25 anni al massimo. E poi, dulcis in fundo, tra le entità più o meno determinate, capaci di farmi trasalire, e sentire l’adrenalina del vivere,  c’è il rombo di una moto! Dopo mesi di penitenza, succube del freddo, di cui sono da sempre acerrimo nemico (e “schiavo”), eccolo qui: bruuum! E il bambino che è in me ritrova spazio tra mille le preoccupazioni di una vita, le battaglie, le responsabilità, le scommesse.  E se da anni torno a sentire risuonare quel rombo, a ogni primavera, lo devo, in larga parte, a “voi”. “Voi” che avete continuato a invitarmi ai vostri eventi; che ieri, come oggi, pur da differenti posizioni (ieri da Freeway, oggi da KustomGarage), mi avete sempre onorato della vostra stima, e attenzione. Pur lavorando tantissimo al sito, mi sono reso conto che non avevo più dedicato un attimo del mio tempo a un edito, come da tradizione. È stato un periodo tosto, appassionante perché “pionieristico”, vissuto al fianco di nuovi compagni d’avventura, come Carlo Di Raimondo, e Luca Gandin. E ho riscoperto, per l’ennesima volta con gioia, i volti degli amici, nonostante quello degli ipocriti, la forza di amicizie vecchie e nuove. E sono risalito in moto, come sempre, per raggiungere qualcuno di voi, una delle vostre manifestazioni, dei vostri run…bruuum, il cuore si ristora e l’anima si tempra! Bruuum, la strada è ancora lunga, e tutta da scoprire. Sempre vostro.

 

Edito # 4

Milano. Ore 10 del mattino. 11 maggio 2010.
Quel che dovrebbe essere il mese della primavera piena, del sole preludio d’estate, del piumone in lavanderia, degli uccellini sui rami a cinguettare e dei mandorli in fiore.
E invece no, c’è qualcosa che non torna. Un silenzio immobile, come se la natura stesse con il fiato sospeso ad aspettare qualcosa che deve succedere, per forza. Prima o poi. L’estate, che adesso sembra un miraggio, dovrebbe essere alle porte. E invece alle porte ci sono gli zerbini zuppi di pioggia, gli ombrelli ad asciugare, e fuori un grigiume che, fosse novembre, sarebbe anche in un certo modo romantico.
Impossibile, io dico, C’è qualcosa che non torna, ribadisco il concetto.
La moto nel box, tristemente in attesa che qualcosa cambi, che il sole faccia timidamente capolino dalle nuvole, e che finalmente esploda in tutta il suo abbacinante calore.
Tornare a far cantare i motori, tornare a scaldarsi con il vento caldo e le maniche corte e il casco aperto, o seduti alla guida della Mustang Convertible che troppo tempo è stata ferma in garage. Questo, vorrei. Mica chiedo troppo, in fondo.
Spegnere il pc, anche se per qualche ora soltanto, staccare dal grigio viscido dell’asfalto cittadino, e spararsi un centinaio di km verso i colli, le montagne, il lago, il fiume… ad un certo punto andrebbe bene anche la piattezza della pianura, non dico il mare, che per noi, quassù al nord, rimane un miraggio irraggiungibile. Un ricordo dell’anno scorso, una speranza a venire.
Aperta parentesi. Settimana scorsa ero in Sicilia per... ehm... lavoro, chiamiamolo così. Ok, ero in ferie, in pausa, in standby, insomma, cercavo di ricaricare le batterie. E ci sono andato, al mare, per vedere se era cambiato, come era l’acqua, quanto caldo faceva. Ebbene si, in Sicilia, costa sud-orientale, pareva di stare in California. Non per niente, qualcuno, forse ironicamente, la chiama “la California del sud”… un posto dove si sta bene sempre, strade che non aspettano altro che di essere guidate, curve che dolcemente ti accompagnano al mare, o colline che chiedono solo di essere trattate con delicatezza, come le curve di una bella donna (il paragone è sempre quello… ma se non è cambiato un motivo ci deve pur’essere, no?).
Quest’editoriale non è un bollettino meteo, né tantomeno una guida turistica. E’ semplicemente un modo per sopportare con stoicismo, e con maggiore serenità d’animo, questo grigio che incombe sulle nostre teste. Noi qui, rinchiusi dentro gli uffici, a sperare in un raggio di sole che scaldi la scrivania e le finestre tristemente chiuse. Nell’attesa che qualcosa, prima o poi, cambi. Mica chiediamo troppo, in fondo. Solamente che le stagioni facciano il loro corso, senza incasinarsi come ad un incrocio senza semaforo. La primavera è quasi andata, ormai... e non ha lasciato un bel ricordo.
Speriamo nell’estate, almeno.
Intanto vado a controllare l’olio e le gomme della moto, non si sa mai che spunti il sole per qualche ora. Non vorrei farmi trovare impreparato...

   

Edito # 1

Adesso capisco perché in Italia si chiama “impresa”. Quello che in inglese è “company”, che suona tanto come “compagnia”, perché è un qualcosa che si fa tutti insieme, quasi allegramente, in Italia diventa “impresa”, appunto, termine che, a pensarci bene, rende benissimo l’idea della complicatezza della cosa. Un’impresa, appunto.
Abbiamo voluto fare l’impresa, abbiamo voluto intraprendere un cammino che, ce lo aspettavamo, sarebbe stato poco semplice, ma non fino a stò punto. Quello che vedete con i vostri occhi, è stata l’operazione più semplice. Trucco, merletti, pizzi, ci son voluti pochi giorni, in fin dei conti. Quello che è stato più difficile, invece, è mettere d’accordo tutte le varie autorità che volevano assolutamente partecipare al giochino. Tribunali, lo Stato, gli Ordini, paga di qua, compila di là, corri, gira e torna al via.
E a sera tirare un sospiro di sollievo, non tanto per aver risolto un problema, ma per il semplice fatto di esserci arrivati, a sera.
Tutto questo sproloquio per spiegarvi come mai ci abbiamo messo così tanto. Perché siamo andati così lunghi come una frenata sul ghiaccio a 100 all’ora. Non per nostra colpa, purtroppo. Almeno avremmo potuto chiedere scusa. Ma per colpa di quest’Italia che non ti lascia muovere una foglia senza prima doverlo chiedere in dodici lingue e a quattordici persone diverse.
Ma tant’è. Rancori e remore a parte, ce l’abbiamo fatta.
Se mi state leggendo, è perché finalmente siamo online. Con il nuovo giocattolo. Che è sempre quello di prima, ma con qualche modifica, non solo estetica, ma anche sostanziale.
Quello che fino a pochi mesi fa era il mio passatempo notturno, che mi rubava tempo al sonno, per scrivere articoli su articoli, recensioni, news, star dietro a tutto un mondo che, nel frattempo, correva troppo più veloce di me, si è evoluto in un gioco più bello, tutto sbrilluccicante, più aperto a tutti. E soprattutto, oltre a continuare a rubare sonno a me, lo farà anche ad uno staff.
Pazzesco, a pensarci. Quanto una roba del genere possa interessare così tanta gente. Son partito da solo, e mi ritrovo con una cricca di amici (non voglio chiamarli collaboratori: in virtù del rapporto di amicizia son proprio amici), Luca, Ettore, Andrea, Kikka, Sara, Mercurio… e son sicuro che altri ne arriveranno.
Un po’ per gioco, un po’ per sfida, siamo qui a cercare di giocare più duro e più serio.
Lo eravamo già, ma da oggi vogliamo essere ancora di più il punto di riferimento assoluto italiano del kustom, quello con la Kappa, quello che ha cento occhi che guardano in tutte le direzioni. Perché non si dica che ognuno di voi sia arrivato qui dentro, e non abbia trovato qualcosa di interessante da leggere.
Ce la stiamo mettendo tutta, credeteci. Ci siamo calati nei panni dei webmaster, dei giornalisti, dei commerciali, dei grafici, dei PR, dei fotografi e delle ballerine (quelle non mancano mai, com’è giusto che sia in uno spettacolo ben organizzato), e pare che, a dio piacendo, ce l’abbiamo fatta.
Adesso che il giocattolo è montato e funzionante (speriamo, ed eventualmente perdonateci e segnalateci qualche magagna), vogliamo che a giocarci siate soprattutto voi.
Che il kustom è una roba seria, lo dicono chiaro e tondo le cifre e il numero di appassionati. Noi vogliamo far si che diventi un bel gioco, in cui ognuno ha la sua parte e tutti si divertano.
In parole povere vogliamo che tutto continui com’è sempre stato. Abbiamo cambiato poche virgole, abbiamo aggiunto qualche paragrafo, ma la sostanza è sempre quella.
Basta farci un po’ l’occhio, e vi accorgerete che il buon vecchio KustomGarage è ancora qui… solo un po’, come dire, kustomizzato, e con un motore più pompato per fare più strada e in più sicurezza.
Che il dio del kustom (chiunque esso sia) ci protegga, e ce la mandi buona.
Se poi ha 8 cilindri, è anche meglio.

harleyman

 

Edito # 2

Provo una forte emozione nell’accingermi a redigere il primo edito per KustomgGarage. E lo dico con la consueta sincerità, lontano da ogni opportunismo contestuale.
L’avventura con KustomGarage infatti, mi ha coinvolto oltre ogni previsione, ancora prima di partire ufficialmente, nella sua fase progettuale. Provenendo da esperienze di editoria cartacea, il sito mi si è offerto dal primo momento come spazio sconosciuto, un’entità da scoprire, esplorare, oltre che per la sua potenzialità divulgativa, anche per le sue frontiere estetiche e creative.
Certo, quando Carlo Di Raimondo (fondatore del sito), a fine settembre 2009 mi lanciò l’idea di partecipare a questa storia, non potevo immaginare come sarebbero andate le cose. Come molti di voi sapranno, appunto, a quel tempo facevo parte della redazione di Freeway Magazine e, per quanto attratto dal sentore di “strade sconosciute” che il sito evocava, non avevo alcun motivo per lasciare una testata tanto prestigiosa. Dopo essermi confrontato con la redazione (non sono tipo da congiure di palazzo io, sono cose che lascio volentieri ad altri), e averne ricevuto la benedizione, KustomGarage avrebbe dovuto rappresentare un’esperienza parallela, e non alternativa, e l’occasione per me di allargare le mie esperienze, aggiornare la mia professionalità. Poi le cose sono andate come molti sanno, appunto, ma non occuperò certo questo spazio annoiandovi con la mia verità relativa il dietro le quinte di quella (triste) vicenda. Anche in questo caso, lascio volentieri ad altri la supponenza (o l’arroganza?) di rivelare alla platea muta dei lettori l’arcano di ogni supposto segreto dal pulpito di un edito. Io lo farò, all’occasione, in contesti diversi, dove mi è dato guardare le persone cui mi rivolgo.
Detto questo, prima di voltare definitivamente pagina, a me che ho titolo per farlo, permettetemi solo un pensiero a quella fantastica redazione, fatta di professionisti seri, e persone leali, defraudate del loro posto di lavoro da gestioni farabutte e  scellerate! Punto!
Ed è così che la mia storia con KustomGarage, all’avventura aggiunge l’imprevisto, coinvolgendomi definitivamente, e totalmente, nel gioco. Cosa mi propongo di fare? Quello che ho sempre fatto in questi anni, il giornalista che ha l’onore e l’onere di raccontare di una comunità di motociclisti tanto speciale, quale è quella degli appassionati del kustom americano. Farmi ancora una volta strumento divulgativo della vostra esperienza biker.
Le vostre moto, le vicende personali, le storie di gruppo, di hogger, o di club house, come dei tantissimi “cani sciolti” che scorrazzano per le strade in Harley, sono le benvenute a KustomGarage.
Nessuna lezione calata dall’alto, su come affrontare la strada, le sue insidie, le fatiche...anche in questo caso, ancora una volta, e ancora di più, lascio volentieri ad altri il compito!
Cosa mi aspetto da voi? Lo stesso affetto e attenzione che mi avete dimostrato in questi lunghi anni. Tempestatemi di materiale, moto, viaggi, reportage; segnalateci date, fiere, eventi, pub e locali; e ancora, fumetti, letteratura, musica.
E non dimenticate di invitarci a presenziare alle vostre iniziative.
A ben guardare, ha ragione Carlo che nel suo edito dice “è (quasi) tutto come prima”. Già! Stiamo solo per aggiungere un capitolo a una storia che ha più di un secolo di vita.
L’avventura è già partita, direzione, il futuro!
D’ora in poi mi trovate a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

   

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