Edito # 5
Scritto da Ettore Puglisi Lunedì 07 Giugno 2010 06:19
Ci sono poche cose che sanno accendere, sempre e comunque, in me quella pulsione di pura follia verso la vita. La bellezza, certo! Di una donna, di un tramonto, o di un volto fanciullo. Poi c’è la musica dei Beatles! Proprio così! E non si tratta semplicemente di “nostalgia”. Da sempre, per inclinazione, e naturale curiosità, ascolto e mi entusiasmo a musica di generi diametralmente opposti tra di loro: ma quando ascolto i “Fabulous …”, cazzo ne so, mi sembra di avere 25 anni al massimo. E poi, dulcis in fundo, tra le entità più o meno determinate, capaci di farmi trasalire, e sentire l’adrenalina del vivere, c’è il rombo di una moto! Dopo mesi di penitenza, succube del freddo, di cui sono da sempre acerrimo nemico (e “schiavo”), eccolo qui: bruuum! E il bambino che è in me ritrova spazio tra mille le preoccupazioni di una vita, le battaglie, le responsabilità, le scommesse. E se da anni torno a sentire risuonare quel rombo, a ogni primavera, lo devo, in larga parte, a “voi”. “Voi” che avete continuato a invitarmi ai vostri eventi; che ieri, come oggi, pur da differenti posizioni (ieri da Freeway, oggi da KustomGarage), mi avete sempre onorato della vostra stima, e attenzione. Pur lavorando tantissimo al sito, mi sono reso conto che non avevo più dedicato un attimo del mio tempo a un edito, come da tradizione. È stato un periodo tosto, appassionante perché “pionieristico”, vissuto al fianco di nuovi compagni d’avventura, come Carlo Di Raimondo, e Luca Gandin. E ho riscoperto, per l’ennesima volta con gioia, i volti degli amici, nonostante quello degli ipocriti, la forza di amicizie vecchie e nuove. E sono risalito in moto, come sempre, per raggiungere qualcuno di voi, una delle vostre manifestazioni, dei vostri run…bruuum, il cuore si ristora e l’anima si tempra! Bruuum, la strada è ancora lunga, e tutta da scoprire. Sempre vostro.
Edito # 4
Scritto da Carlo ''harleyman'' Di Raimondo Martedì 11 Maggio 2010 11:27
Milano. Ore 10 del mattino. 11 maggio 2010.
Quel che dovrebbe essere il mese della primavera piena, del sole preludio d’estate, del piumone in lavanderia, degli uccellini sui rami a cinguettare e dei mandorli in fiore.
E invece no, c’è qualcosa che non torna. Un silenzio immobile, come se la natura stesse con il fiato sospeso ad aspettare qualcosa che deve succedere, per forza. Prima o poi. L’estate, che adesso sembra un miraggio, dovrebbe essere alle porte. E invece alle porte ci sono gli zerbini zuppi di pioggia, gli ombrelli ad asciugare, e fuori un grigiume che, fosse novembre, sarebbe anche in un certo modo romantico.
Impossibile, io dico, C’è qualcosa che non torna, ribadisco il concetto.
La moto nel box, tristemente in attesa che qualcosa cambi, che il sole faccia timidamente capolino dalle nuvole, e che finalmente esploda in tutta il suo abbacinante calore.
Tornare a far cantare i motori, tornare a scaldarsi con il vento caldo e le maniche corte e il casco aperto, o seduti alla guida della Mustang Convertible che troppo tempo è stata ferma in garage. Questo, vorrei. Mica chiedo troppo, in fondo.
Spegnere il pc, anche se per qualche ora soltanto, staccare dal grigio viscido dell’asfalto cittadino, e spararsi un centinaio di km verso i colli, le montagne, il lago, il fiume… ad un certo punto andrebbe bene anche la piattezza della pianura, non dico il mare, che per noi, quassù al nord, rimane un miraggio irraggiungibile. Un ricordo dell’anno scorso, una speranza a venire.
Aperta parentesi. Settimana scorsa ero in Sicilia per... ehm... lavoro, chiamiamolo così. Ok, ero in ferie, in pausa, in standby, insomma, cercavo di ricaricare le batterie. E ci sono andato, al mare, per vedere se era cambiato, come era l’acqua, quanto caldo faceva. Ebbene si, in Sicilia, costa sud-orientale, pareva di stare in California. Non per niente, qualcuno, forse ironicamente, la chiama “la California del sud”… un posto dove si sta bene sempre, strade che non aspettano altro che di essere guidate, curve che dolcemente ti accompagnano al mare, o colline che chiedono solo di essere trattate con delicatezza, come le curve di una bella donna (il paragone è sempre quello… ma se non è cambiato un motivo ci deve pur’essere, no?).
Quest’editoriale non è un bollettino meteo, né tantomeno una guida turistica. E’ semplicemente un modo per sopportare con stoicismo, e con maggiore serenità d’animo, questo grigio che incombe sulle nostre teste. Noi qui, rinchiusi dentro gli uffici, a sperare in un raggio di sole che scaldi la scrivania e le finestre tristemente chiuse. Nell’attesa che qualcosa, prima o poi, cambi. Mica chiediamo troppo, in fondo. Solamente che le stagioni facciano il loro corso, senza incasinarsi come ad un incrocio senza semaforo. La primavera è quasi andata, ormai... e non ha lasciato un bel ricordo.
Speriamo nell’estate, almeno.
Intanto vado a controllare l’olio e le gomme della moto, non si sa mai che spunti il sole per qualche ora. Non vorrei farmi trovare impreparato...
















